La RES lombarda interroga i candidati alla presidenza della regione

Le risposte di Umberto Ambrosoli (Lista Civica con Ambrosoli Presidente), Silvana Carcano (Movimento 5 Stelle) e Gabriele Albertini (Movimento Lombardia Civica). Attendiamo a breve anche i contributi degli altri candidati.

La Rete di Economia Solidale (RES) della Lombardia pone ai candidati alla Presidenza della Regione 5 questioni importanti, su cui la rete si è spesa negli ultimi anni.

 

1. Premessa

Sono oltre 900 i Gruppi di Acquisto Solidale in Italia autoiscritti al sito nazionale Retegas. Molti GAS però non si sono registrati, per cui si stima che il loro numero sia più del doppio. In Lombardia i GAS censiti da una ricerca in corso sono circa 400 (più di 150 nella provincia di Milano), mentre le Reti e i Distretti di Economia Solidale - RES e DES locali, che organizzano gruppi del consumo ‘critico’, associazioni, imprese sociali, istituzioni pubbliche, strutture della finanza etica e del commercio equo e altri soggetti che si riconoscono nei principi dell’economia solidale, sono 10: si tratta di diverse centinaia di migliaia di cittadini lombardi, come confermato da una ricerca recente dell’Università di Milano, secondo cui il 10% degli aderenti alle realtà associative lombarde sono gasisti.

Domanda 1.

Che valutazione date del ruolo dell’economia solidale, definita anche 'economia delle relazioni', in Lombardia? Potreste impegnarvi affinché la nuova giunta acceleri la discussione e l’approvazione del Progetto di legge n.0077 “Promozione e sviluppo dell'economia solidale e dei prodotti agroalimentari a chilometro zero, da filiera corta e di qualità”, elaborato con il supporto di esponenti ecosol lombardi da alcuni consiglieri del CS, ma non discusso nella attuale legislatura? In particolare potete impegnarvi affinché venga istituito il “Tavolo regionale dell’economia solidale, quale strumento di programmazione, confronto e partecipazione dei soggetti che promuovono l’economia solidale”, previsto in tale progetto di legge?

Ambrosoli: L'esistenza di un panorama articolato di soggetti che vivono i principi dell'economia solidale sul tutto il territorio regionale dando vita a numerose esperienze fra loro diverse rappresenta un elemento di grande interesse per il cambiamento delle politiche regionali.

  •  In primo luogo questa vitalità rappresenta essa stessa una delle forme in cui si articola il civismo su cui intendiamo contribuire a reindirizzare l'azione regionale: valorizzare la capacità di questi mondi di articolare in autonomia un'idea di spazio pubblico in cui fare politica fuori dalle istituzioni è un primo ed essenziale passo per ripensare la stessa politica in una prospettiva di spazio pubblico non statale.
  • Inoltre il tipo di contenuti che le economie solidali portano avanti stimola la ridefinizione anche dei contenuti delle politiche pubbliche, aprendole a nuovi temi.
  • Infine le modalità di azione tipiche delle ”economie delle relazioni” interrogano la stessa forma dell'azione istituzionale, spesso incentrata su un trattamento amministrativo dei bisogni e non su una ridefinizione dei problemi e una ricerca delle possibili soluzioni all'interno di processi di interazione tra gli attori.

Ciò che emerge sul territorio lombardo rispetto alle economie solidali è una realtà molto articolata in cui, in modo reciprocamente autonomo, si muovono produttori, consumatori, enti pubblici e molti altri soggetti (es. fiere, riviste, associazioni, ricercatori, ecc.).

Questa articolazione molto ricca e complessa è data anche dal fatto che la realtà è, da un lato, estremamente diffusa in modo polverizzato (singoli produttori, associazioni locali, ecc.) e, dall’altro, registra degli spostamenti di interesse e di interessi rilevanti di grandi attori organizzati (associazioni nazionali, reti diffuse, GDO, ecc.) che, da alcuni anni, stanno mostrando sempre più interesse per diverse forme di accorciamento delle filiere di produzione di cibo.

Il tema del “cibo km 0” costituisce certamente il punto di maggior contatto tra i mondi delle economie solidali - che, per primi, hanno intuito il potenziale trasformativo del tema del “cibo locale” - e un mondo sempre più ampio di singole persone e organizzazioni che, di per sé, non vivono nella prospettiva di un'”economia delle relazioni”.

Ciò fa emergere una prima considerazione che è utile a sviluppare tutti i punti successivi in una prospettiva di trasformazione dell'azione regionale.

Quello che si è registrato negli ultimi dieci anni in Lombardia (e, in generale, in tutta Italia) è lo sviluppo di numerose esperienze accompagnate da un dibattito molto nutrito che è stato generato dai mondi variegati delle economie solidali. L'insieme di queste esperienze - accompagnate da molte analisi e riflessioni condotte sempre all'interno di questi mondi - ha contaminato molti altri contesti, fecondando ambiti con provenienze culturali anche molto differenti, compresi settori economici tradizionali.

Il caso del “cibo a Km 0” è, ancora una volta, emblematico perchè si tratta di un'espressione-logo che intercetta bisogni inespressi di natura differenziata e che coinvolgono soggetti tra loro molto diversi.

Riteniamo che si tratti in larga parte di bisogni e di domande:

  •  non ancora rappresentate adeguatamente nelle scene pubbliche,
  • non ancora intercettate dalle istituzioni e sviluppatisi nonostante le politiche regionali che, come approccio generale, non hanno stimolato esplicitamente azioni strutturali rivolte ai mondi solidali e, in realtà, neppure alle “filiere corte” genericamente intese.

Ciò ci porta dire che, pensare a politiche strutturali per questi mondi – e segnatamente per le filiere corte agroalimentari - prendendo atto di questa articolazione sia possibile solo se:

  • si tiene conto di questa molteplicità di bisogni/domande;
  • si lavora per fare emergere queste domande diffuse e non rappresentate o intercettate;
  • si articola una pluralità di risposte ciascuna differenziata per tipi di domanda e tipi di offerta in termini di prodotti, attori, modalità di incontro produttore/consumatore, ecc.

Per queste ragioni riteniamo molto importante sostenere la vostra proposta di un “Tavolo regionale delle economie solidali” in cui comprendere insieme:

  • quale sia la natura delle domande e delle pratiche che caratterizzano le economie solidali in Lombardia;
  • definire criteri per la promozione di politiche valorizzazione, facilitazione e sostegno attivo alle economie solidali di pertinenza regionale;
  • definire criteri per l'estensione dei principi e delle approcci maturati nel mondo delle economie solidali anche al di fuori di questi mondi, favorendone così il ruolo di “incubatori di innovazione sociale ed economica” in senso solidale e sostenibile anche per le economie “tradizionali”;
  • individuare gli spazi di azione politico-istituzionale nell'ambito dei quali la Regione può indurre un cambiamento dell'azione anche di altri livelli istituzionali: sia verso i territori, sia nelle dimensioni sovraregionali.

Questi ultimi due punti ci paiono cruciali sia per non rischiare di indurre dinamiche di dipendenza dei mondi solidali dal solo sostegno pubblico regionale (come già avvenuto in altri settori socioeconomici “tra Stato e Mercato”), sia per evitare di depotenziare la carica innovativa delle economie solidali all'interno dell'istituzione regionale promuovendo solo una legge di settore e marginale.

 

Carcano: Siamo convinti che il ritorno all’agricoltura sostenibile e a km 0 sia l’unico futuro possibile in un mondo dove l’economia sta implodendo.

Indipendentemente dal risultato delle elezioni ci impegneremo a sostenere e a portare in discussione il progetto di legge 0077 presentato il 17/2/2011 e mai discusso, lo riteniamo un’ottima piattaforma per dare voce alle realtà di soggetti di economia solidale della Lombardia. Auspichiamo, però, un incontro con una rappresentanza di soggetti (RES Lombardia o rappresentati dei DES) per migliorare ulteriormente la proposta poiché il Tavolo, così concepito nel progetto di legge, non ha nessuna funzione di consultazione legislativa; riteniamo, infatti, utile che il Tavolo diventi ANCHE soggetto di consultazione nel momento in cui si andrà a legiferare su argomenti specifici. Questo aspetto preferiremmo discuterlo per capire il punto di vista della RES LOMBARDIA.
Sulla valutazione del ruolo dell’ECOSOL Lombarda: la riteniamo un’enorme fonte di esperienze che deve, da una parte, continuare a sperimentare un nuovo modo di fare economia, mettendo il ben-vivere come obiettivo unico, dall’altra, deve trasformare i percorsi che funzionano in pratiche da diffondere in tutti i territori della Regione. Per questo riteniamo indispensabile sostenere i percorsi di sperimentazione e innovazione attraverso bandi regionali (così come indicato nella proposta di legge 0077) e affiancando le realtà del territorio nel caso di bandi nazionali/europei/privati. Pensiamo, infine, che le buone pratiche debbano essere diffuse sul territorio attraverso il sostegno delle amministrazioni pubbliche a vari livelli, spesso il supporto delle amministrazioni territoriali è mancato per la mancanza di una visione complessiva del problema e la conoscenza delle pratiche. In Regione, vorremmo rendere più organica la ‘rete’ tra le amministrazioni per diffondere la conoscenza delle molte soluzioni CONCRETE presenti nei percorsi di ECOSOL.

Albertini: L’agenda Lombardia che abbiamo costruito dalla “A” alla “Z”, insieme con il contributo della società civile, costituisce un passo avanti decisivo nel perfezionamento del modello lombardo volto a muovere tutte le leve possibili per favorire in primis la crescita dell’economia e l’occupazione. E in questo contesto non può non trovare posto quella rete che fonda le proprie basi sulla solidarietà: anima più nobile del concetto stesso di economia. Quella costruita dal basso, in cui l’etica conta più del profitto, che diventa sinonimo di alta qualità dei prodotti e di rispetto per l’ambiente.

 

2. Crisi economica, sociale ed ambientale

In una società e in un'economia sempre più subordinate alla logica del profitto, dove crescono disgregazione sociale, sfruttamento, precarietà ed esclusione, aggressioni all’ambiente e criminalità mafiose, è in continua crescita il movimento di donne e uomini alla ricerca di nuovi stili di vita, produzione e consumo, non fondati sul "ben-avere", ma su un reale "ben-essere" della persona e sul “ben-vivere” della collettività, secondo criteri di eticità, equità, solidarietà e rispetto della natura.

Domanda 2

Quali sono gli elementi di analisi generale della situazione attuale di crisi strutturale, economica, ambientale e sociale, che colpisce anche la Lombardia, cui i candidati fanno riferimento? Che tipo di quadro generale collegano alla loro analisi, da cui far discendere le politiche pubbliche innovative proposte nella nostra regione? Pensano di sostenere le politiche nazionali basate principalmente sul taglio della spesa pubblica e dei servizi sociali? In ogni caso, quali provvedimenti propongono a favore del "ben-essere" e del “ben-vivere” dei cittadini lombardi, in particolare quelli maggiormente colpiti dalla crisi, garantendo quindi, se condivisi, eticità, criteri di equità, solidarietà e tutela dell’ambiente?

Ambrosoli: I temi evocati nella vostra analisi si proiettano su uno sfondo molto articolato, che merita una discussione che va ben oltre i compiti regionali definibili in questa sede ma che qui ci pare utile almeno evocare. Ancora una volta le logiche che citate sono il contrario del “civismo” che, per noi, costituisce la base della nostra idea di cambiamento istituzionale. Anche di questa Regione. Si tratta di logiche che hanno tratto molta della loro forza dalla progressiva sottrazione delle scelte di interesse pubblico – siano esse di mano pubblica o privata – non solo dal controllo democratico, ma anche da quello scambio tra espressione del bisogno e articolazione delle risposte che è il fondamento di ogni istituzione: sia essa la famiglia o lo stesso Stato.

Questa perdita complessiva di sovranità ha sottratto il governo dell'economia ai territorio e al mondo della produzione, per affidare i mercati ad un mondo della finanza in cui i valori sono stati sempre più “fare denaro con il denaro” e non con il lavoro.

Negli ultimi decenni, a scala mondiale si è assistito ad una decisa finanziarizzazione dell'economia che, ben prima di portare alla crisi sistemica che stiamo vivendo nei paesi occidentali, aveva eroso molti diritti, generato nuove povertà e precarizzato esistenze. Da molte parti queste dinamiche di lungo periodo sono state non comprese, sottovalutate, quando non esplicitamente negate; anche se da molti anni in tutto il mondo occidentale era chiaramente misurata la divaricazione tra PIL prodotto e benessere attraverso i più comuni indicatori di misura dello sviluppo: dall'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU, all'indice di Gini, al Genuine Progress Indicator, ecc. Il tutto compensato in parte – almeno nei paesi ricchi – da una ricchezza diffusa che, per molti aspetti, ha portato ad una progressiva diminuzione dell'attenzione e della consapevolezza di un legame necessario tra diritti, sovranità e benessere.

In un mondo sempre più multipolare emergono sempre più le voci di paesi che hanno provato altre strade per lo sviluppo: basti pensare ai diversi paesi dell'America Latina che, in pochi anni, oltre ad un indubbio aumento del PIL, hanno intrapreso strade di decisa uscita dalle povertà, aumentando i poteri democratici dei diversi livelli istituzionali, riorientando la spesa pubblica verso obbiettivi di maggiore equità e diminuendo la dipendenza dai meccanismi del debito estero generato e gestito dai meccanismi finanziari sopra evocati. Si tratta di paesi che, consci dell'importanza di questo riorientamento generale del senso dell'agire pubblico, hanno riscritto anche le loro Costituzioni nazionali, esplicitando nuove idee di sviluppo e di sovranità – queste si, da confrontare con l'idea formigoniana di sussidiarietà! - in cui il PIL è solo una componente dello sviluppo stesso e in cui il ben-vivere e una nuova armonia tra uomo e natura sono rimessi al centro del patto sociale.

Queste considerazioni inquadrano l'azione di una nuova Regione nel quadro di un più lungo e ampio processo culturale, che deve fare i conti con il mondo intero e con i tempi della storia, pur senza sottrarsi alle responsabilità anche del breve periodo.

Alcune indicazioni su come raccordare questi processi complessi con le competenze, i tempi e i modi dell'azione regionale, possono venire ancora una volta dai temi legati alla produzione, allo scambio e al consumo di prodotti agroalimentari. Non tutte le catene del cibo si prestano immediatamente ad un ragionamento su nuovi stili di vita e di produzione e, certamente, il reindirizzo dell'intero sistema agroalimentare attualmente esistente – fatto di grandi produzioni, industria chimica, sistemi logistici, grandi infrastrutture, reti distributive molto articolate e molto altro ancora richiede un lavoro complesso e paziente. Per essere efficace ed incidere sugli aspetti sistemici questo reindirizzo deve comprendere azioni altrettanto sistemiche che, come detto sopra, sono affidate in larga parte all'azione politico-istituzionale che la Regione può mettere in campo con i livelli istituzionali superiori e con rappresentanze economiche nazionali e sovranazionali.

A fianco di questi mondi sistemici sappiamo che il vasto mondo dei piccoli e medi produttori agricoli comprende anche valori immateriali che sono incorporati nella produzione e nel lavoro agricolo e che costituiscono un patrimonio importante per una società del ben-essere, del ben-vivere e dei beni comuni. La cura del territorio, delle relazioni sociali e le economie connesse sono beni di cui fruisce complessivamente l'intera popolazione anche al di sotto di qualsiasi politica pubblica. Il compito dell'istituzione è di capire insieme alla società come affiancare a questa cura civica anche delle politiche che consentano a questi mondi non solo di continuare ad esistere, ma di esplicitarne il loro valore per tutti.

A questo scopo, come verrà meglio spiegato sotto, il tema del ben-essere e dell'autonomia del sociale e del civico rispetto deve costituire un principio guida trasversale rispetto alle politiche.

Si tratta certamente di sostenere anche economicamente i piccoli produttori agricoli che producono eccellenze locali e che hanno cura della terra, delle acque, della biodiversità e perfino del dissesto idrogeologico delle nostre colline e montagne; ma per noi si tratta anche di incorporare il punto di vista del ben-essere in altre politiche.

Il riferimento, ad esempio, è alla regolazione dell'uso dei suoli, alla gestione del ciclo dell'acqua, alla priorità per la cura domiciliare invece dell'ospedalizzazione spinta, alla necessità di un maggiore investimento sulla prevenzione piuttosto che di una medicalizzazione della cura, alla promozione dell'impresa sociale come forma specifica di economia che si basa su un'idea mutualistica di impresa; al commercio di prossimità come forma di presidio anche sociale del territorio.

Si tratta di alcuni degli esempi con cui l'azione regionale diretta può favorire e incorporare elementi di cittadinanza e di sovranità nello sviluppo del nostro Patto Civico, partendo dal riconoscimento dei potenziali civici dei propri atti di produzione, acquisto e consumo.

Riprendendo il principio costituzionale della centralità del lavoro come fondamento della Repubblica, la prospettiva che qui sintetizziamo considera che il riconoscimento della persona e del suo lavoro costituisce un punto di partenza irrinunciabile per definire il valore più complessivo della produzione. E ciò sia che si tratti di un valore direttamente riferito alle qualità intrinseche del prodotto del lavoro per il quale si chiede una “giusta” remunerazione, sia che vengano considerati altri valori di tipo immateriale connessi con il lavoro: prima di tutto il senso del lavoro, la trasmissione dei saperi e le forme di socialità. In questo processo di cambiamento ci impegniamo alla promozione della partecipazione alla definizione di regole sociali condivise - e, dunque, pubbliche, cittadine – che hanno al centro un diverso modo di abitare la terra.

Carcano: L’elemento principale della nostra crisi è l’economia basata sull’ossessione della crescita e del profitto innanzitutto, economia che non considera i bisogni della gente né lo sviluppo del territorio. E’ un modello economico basato su archetipi artificiali che consentono la massima rendita per pochi a scapito del fallimento e dell’impoverimento dei popoli e delle microeconomie locali, del suolo e delle sue risorse. I tagli principali da fare sono riguardanti gli sprechi della politica. Aspiriamo ad una Regione Lombardia fondata sul paradigma culturale della decrescita, che vivrà meglio, consumando meno, recuperando i rapporti interpersonali basati sulla reciprocità e il dono anziché sulla sola concorrenza e sul profitto, in cui la dignità dell’essere umano tornerà ad essere il perno centrale. Conseguenza diretta sarà il favorire le attività creative e quelle artigianali e agricole, lo sviluppo del patrimonio culturale, artistico, musicale, turistico - agrituristico della gente lombarda, che non conterà più “il lavorare di più a qualunque costo”, ma il lavorare in maniera utile e bene, che ogni politica regionale programmata e attuata verrà valutata in termini di impatto che ne avrà sulla dignità umana (sia che si parli di politiche dei trasporti, della sanità, della gestione dei rifiuti, etc.).

Tra gli obiettivi di programma: riattivare il credito alla piccola e media impresa, bloccare la cementificazione per riconvertire/recuperare/razionalizzare l'esistente, favorire un piano energetico regionale basato sulle rinnovabili, incentivare il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio (prevenire è meno costoso che curare) col triplice scopo della sicurezza, dello sfruttamento agricolo e della proposta agrituristica, considerare e strutturare al meglio la raccolta differenziata dei rifiuti intendendoli come risorsa e non spreco, riqualificare il welfare a vantaggio dei più sfortunati e meno abbienti, della sanità pubblica riscrivendo un diverso rapporto di integrazione con il privato, rivedere tutta la mobilità regionale con particolare attenzione ai problemi del pendolarismo. Il tutto rendendo sempre informato e consapevole il cittadino circa le risorse disponibili, la loro allocazione quantitativa. Taglieremo la spesa pubblica proveniente dagli sprechi della politica, rafforzeremo quei capitoli di spesa che possano aiutare famiglie e imprese a programmare una risalita. Sogniamo inoltre di introdurre nuovi percorsi di democrazia diretta, come, ad esempio, i referendum consultivi o deliberativi senza quorum, obbligatori nel caso di investimenti pubblici oltre un certo importo, per coinvolgere i cittadini sulle scelte del proprio territorio e ‘obbligare’ gli amministratori a tenere conto dei bisogni REALI dei cittadini.

Albertini: Per rilanciare l’economia e uscire dalla crisi l’impegno della Regione dovrà concentrarsi su due fronti. Da una parte vogliamo ridurre la pressione fiscale sulle imprese che assumono, riducendo l’Irap ed estendendo i benefici fiscali alle aziende che investono sulla formazione, dall’altra vogliamo snellire la burocrazia legata al fare impresa semplificando il quadro normativo e velocizzando le procedure. Penso al rafforzamento del sostegno al credito, ai fondi di venture capital per favorire nuove imprese. E ancora al rafforzamento dello strumento della Dote Lavoro, ai contributi per chi ha perso il posto, agli investimenti che saranno rivolti all’ambito della ricerca e dello sviluppo. Un capitolo a parte del programma è, infine, dedicato alla Green Economy, contenente quelle misure volte a favorire la nascita e lo sviluppo di aziende innovative nei settori della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica, delle rinnovabili, dell’agricoltura sostenibile.

 

3. Agricoltura ecologica e diritto al cibo

Il 'Coordinamento lombardo per la terra e per il cibo' (promosso dai Distretti di Economia Solidale – DES – e dalle reti di Gruppi di Acquisto Solidale – GAS – attivi in Lombardia) è costituito da una ampia e diffusa rete di persone e soggetti collettivi, che operano capillarmente nei diversi territori lombardi per la promozione e la sperimentazione di un modello alternativo all'agricoltura industriale prevalente. Nei suoi 2 anni di vita il Coordinamento ha raccordato diverse iniziative volte alla piena applicazione del “diritto al cibo” per: l'accesso alla terra, l’agro-biodiversità coltivata, la tutela dei processi di produzione e trasformazione legati all’agricoltura contadina e di prossimità, la sperimentazione di sistemi di garanzia partecipata.

Domanda 3

Cosa pensate della volontà, già manifestata all’attuale Ass.re regionale all’agricoltura, che nel prossimo PSR vengano riconosciute anche le istanze a sostegno dell'agricoltura agro-ecologica e dei percorsi di partenariato diretto tra produttori e consumatori? Ritenete di poter sostenere la richiesta che, chi si attiva sui territori per la promozione delle filiere corte "buone, pulite e giuste", possa esprimere nel tempo valutazioni e proposte su tali tematiche allo stesso modo ed ai medesimi Tavoli cui sono ammessi gli altri Attori del comparto Agricoltura? Come pensate si possa far conoscere a tutti gli Attori interessati quali misure e strumenti siano in discussione per il prossimo PSR e, più in generale, nella politica agricola lombarda?

Ambrosoli: Da molte ricerche e politiche ampiamente consolidate in tutto il mondo sappiamo che le aziende agricole di dimensione minore generano per unità di superficie posti di lavoro molto maggiori rispetto alle aziende di maggiore dimensione. Dai salari di queste persone, traggono beneficio le comunità locali, molto più di quanto non succede nel mondo dell'agroindustria che, pure, costituisce un settore importante dell'economia lombarda da molti punti di vista.

Con questa premessa il tema non è quello di un impossibile ritorno ad un'agricoltura senza macchine, anche se valgono due considerazioni di base.

  • L'agroindustria deve affrontare sempre più lo scenario dell'agricoltura “dopo il picco del petrolio”, dal momento che, come sappiamo, la stragrande maggioranza della chimica agricola (fertilizzanti, pesticidi) è strettamente connessa con l'accesso al petrolio, così come la meccanizzazione dell'agricoltura e delle sue filiere distributive dipende largamente dal prezzo dei carburanti e dei trasporti.
  • La geografia lombarda e lo sviluppo poco regolato degli insediamenti richiedono una differenziazione degli stili di produzione e delle politiche rurali, in modo da garantire la vitalità dei sistemi rurali sia nelle numerose e differenti aree montane, collinari, sia in altri contesti fragili, tra i quali vanno inclusi molti contesti in cui l'urbano e il rurale sono fortemente compenetrati.

Tutto ciò per dire che le istanze che le reti dei GAS-DES portano avanti possono trovare un riscontro non solo in una giusta attenzione alle politiche agricole - e, più in generale, rurali – ma devono essere integrate anche in altri ambiti di politiche per garantire maggiore pertinenza ed efficacia dell'azione regionale. Su questo ci impegniamo a lavorare per non trattare questi temi come questioni “solo agricole”. Il sostegno ai partenariati diretti tra produttori e consumatori, di per sé, era già contenuto in diverse forme nelle precedenti programmazioni PSR (2000-2006 e 2007-2013) e, derivando da regolamenti europei comuni a tutti gli Stati Membri dell'Unione, i PSR sono già da tempo utilizzati in diversi contesti europei (ma anche italiani), per sostenere con appositi contributi azioni partenariali omologhe a quelle che intendiamo condividere con i mondi solidali.

Dal lato regionale, ciò che è mancato veramente è l'assunzione di responsabilità rispetto a questi temi: le indicazioni europee già presenti sono state declinate (anche come linguaggio) soprattutto nei confronti di soggetti e di attività già sostenute in altri modi ma, sopratutto, la Regione non ha promosso la cultura e la pratica dei partenariati locali, dando ai GAL un ruolo marginale in confronto ad altre regioni e non facendo propria una cultura partenariale.

Ciò si configura non solo come una non attenzione e lungimiranza rispetto alle potenzialità dei partenariati locali e solidali tra produttori e consumatori, ma anche come un tradimento delle stesse idee di sussidiarietà e di federalismo che avrebbero dovuto rappresentare il cuore culturale della Reigone leghista e formigoniana.

In questo senso la pur apprezzabile espressione di interessamento dell'assessore pro tempore all'agricoltura rispetto ai vostri temi si scontra con una tradizione regionale che è andata in direzioni radicalmente diverse.

  • L'analisi dei dati relativi alle misure agroambientali dell'ultima programmazione PSR mostra una dispersione sul territorio degli effetti di tali misure, nonostante l'indubbio interesse per le azioni intraprese da alcuni uffici regionali (promozione di sistemi verdi, avvio dell'integrazione tra la manutenzione di ambiti di rilevanza paesaggistica e progetti di rete ecologica, ecc.).
  • L'azione dei partenariati locali – di qualsiasi forma essi fossero – è stata in larga parte slegata da altre politiche (commercio, ambiente, territorio, ecc.), se non in casi in cui il partenariato è stato autonomamente in grado di articolare tali legami, indipendentemente da un sostegno o indirizzo regionale.
  • Nei documenti in itinere sulla nuova programmazione 2014-202 non si trova traccia di un mutamento sul versante dei partenariati locali e il meccanismo dei finanziamenti a pioggia desinati alla singola azienda domina in misura pressochè totalizzante rispetto al sostegno ad azioni di sistema e ad integrazioni di filiera su base territoriale.

A motivo di questa mancanza di cultura partenariale, nella Lombardia “sussidiaria e federalista” i margini di orientamento del prossimo PSR 2014-2020 sono ridotti, perchè si deve recuperare sul piano politico – ma anche istituzionale e tecnico-organizzativo - una storia pregressa che ha sedimentato altri significati e altre pratiche sia all'interno della Regione, sia nei tavoli con i principali stakeholder.

Il documento strategico di indirizzo è stato chiuso il 31 dicembre dopo i round di consultazione previsti dalle normative europee, sia pure con una selezione “al minimo” sia degli stakeholder, sia degli obiettivi, sia delle modalità attuative. Il tema, quindi, è certamente quello della rapida promozione della conoscenza dei contenuti di questi indirizzi ma il recupero di un dialogo più ampio con soggetti che non hanno mai partecipato ai tavoli di consultazione impone dei tempi e dei modi che vanno rapidamente calibrati nel contesto reale se si intende - come si intende - mettere a valore i mondi dei partenariati locali e solidali tra produttori e consumatori e potenziare l'approccio agroecologico.

Questo richiede grande attenzione da parte di tutti perché il documento di indirizzo è già stato legittimamente discusso e validato: l'impegno, quindi, è di non attendere una impossibile ridefinizione degli obiettivi generali (di livello europeo) e un'improbabile riassegnazione dei pesi tra i diversi assi e misure del prossimo PSR, quanto una rilettura condivisa dei documenti di indirizzo che sia finalizzata a trovare insieme i modi migliori di implementare al meglio gli approcci che qui condividiamo all'interno dell'intero PSR in itinere.

Quindi sul piano della discussione e della condivisione dei temi e degli approcci di cui siete portatori la condivisione è totale e, perfino, auspicata. Perché questa condivisione si trasformi in azione efficace, dal punto di vista formale ci impegnamo a bilanciare adeguatamente l'intervento sul processo in itinere che va effettuato tramite le strutture tecniche della Regione, con una riapertura delle condizioni di dialogo con gli stakeholder e con i necessari passaggi consiliari che hanno tempi e modi diversi.

Carcano: Pensiamo che la presenza di soggetti sperimentatori di una nuova economia in tutte le sue sfaccettature (in questo caso nell’agricoltura) siano presenze indispensabili per dare alla Regione Lombardia una nuova occasione di società. Per questo, sosterremo la presenza di soggetti e il riconoscimento di istanze di questi ‘nuovi percorsi’; pensiamo, inoltre, che queste relazioni, o partenariati, e processi debbano essere conosciuti da tutte le amministrazioni della Lombardia così da incentivare la nascita di nuove esperienze.
Sull’agricoltura in particolare: come M5S daremo moltissima attenzione a questo settore, come sempre fatto fin’ora, poiché pensiamo sia uno dei comparti fondamentali per la Lombardia. Per questo motivo nel nostro programma abbiamo pensato di sostenere quei soggetti che riteniamo possano far ripartire l’agricoltura da un punto nuovo, alcuni esempi dei nostri obbiettivi:
• Incentivi alle aziende contadine diretto-coltivatrici a conduzione familiare che praticano l'autoproduzione e vendono le eccedenze.
• Eliminazione degli obblighi fiscali e della tenuta di registri contabili per la vendita diretta dei prodotti delle aziende agricole a conduzione familiare che praticano l'autoproduzione e vendono le eccedenze (discorso diverso invece per le industrie alimentari a cielo aperto, sia chiaro)
• Incentivazione della biodiversità e delle colture biologiche.
• Incentivazione delle aziende agricole nei terreni collinari e montuosi, riconoscendo economicamente il loro ruolo di tutela idrogeologica
• incremento della realizzazione degli orti urbani destinati non solo ad anziani, ma anche a giovani e disoccupati, per favorire nuova imprenditoria agricola e prodotti a km zero (con preventiva realizzazione di un pool di geologi e studiosi che si occupino di verificare la qualità del suolo)

• incentivo alle scuole di agricoltura biologica, donando loro appositi spazi agricoli (in aree agricole con cascine)
Per mettere bene in pratica questi nostri obiettivi sarà essenziale il confronto con le reti locali e con il Tavolo dell’economia solidale che spingeremo perché venga formato quanto prima

Albertini: L’agricoltura rappresenta un settore strategico dell’economia lombarda. L’ultima conferma arriva proprio dai dati più aggiornati della Camera di Commercio, che fotografa una realtà che conta ormai cinquantamila imprese e un valore, in termini di produzione, di 2,7 miliardi l’anno. L’impegno della Regione dovrà andare necessariamente in questa direzione, affinché la nuova Politica Agricola Comunitaria garantisca la qualità dei prodotti, un plafond di reddito per sostenere le aziende agricole in caso di crisi, sgravi burocratici per le imprese e nuovi finanziamenti all’agricoltura lombarda. Avvieremo, inoltre, un Piano di Sviluppo Rurale, rivolto alle imprese agricole, per la promozione dell’agro alimentare lombardo che preveda politiche di semplificazione e procedure più snelle non solo per accedere ai fondi comunitari ma anche per le autorizzazione relative alla gestione delle aziende. Expo Milano 2015 con il suo tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” sarà di certo l’occasione per valorizzare le eccellenze della nostra agricoltura, le bio-diversità del territorio fino alla proposta di un “protocollo Lombardia” quale modello di esportazione di agricoltura nel mondo.

 

4.Tutela del territorio e del suolo in particolare nei Parchi regionali

Si ritiene fondamentale esprimere o ricostruire negli spazi e nelle strutture dei Parchi lombardi un altro valore territoriale e paesaggistico, alternativo al valore immobiliare legato al processo di urbanizzazione e anche di diffusione di seconde case turistiche; più in generale si ritiene necessario un ruolo diverso della Regione nel contrastare lo sfruttamento industriale dei terreni e delle risorse idriche praticato anche in una logica di “green economy”. Siamo quindi per politiche ambientali e di sviluppo delle potenzialità dell'agricoltura 'sostenibile', che siano contestualmente di supporto alla produzione di alimenti di qualità per la domanda urbana e anche di governo dei cicli ambientali e di rigenerazione del territorio e del paesaggio rurale ed urbano: di ricostruzione cioè dei rapporti campagna/città, montagna/pianura e della stessa qualità delle strutture urbane.

Domanda 4

Quali misure prevedete per una tutela attiva dei Parchi regionali e più in generale del territorio lombardo, che non sia solo di difesa e di salvaguardia, ma che riassegni ad un nuovo rapporto tra città e campagna, tra montagna e pianura un ruolo strutturale di definizione del modello insediativo e di fruizione del territorio? Come pensate di restituire ai sistemi locali capacità economica e sociale attiva e nuove potenzialità di progetto di sé e delle città? Come pensate di realizzare un’altra prospettiva nell’affrontare il problema del consumo di suolo, nonché a porre discriminanti nella concezione di EXPO 2015, affinché assuma come essenziale, nella tematica di “nutrire il pianeta”, il progetto e la sperimentazione di piani per “nutrire le città” lombarde?

Ambrosoli: Tutto ciò di cui stiamo parlando va pensato come parte di un più ampio disegno di promozione di politiche per la sostenibilità in cui i circuiti di produzione e consumo locale vengano considerati e progettati incorporando la produzione di valori sociali, economici e ambientali con l'obbiettivo di migliorare in più direzioni la situazione esistente. Non si tratta, quindi, solo di “produrre e consumare localmente”, ma di modificare gli stili di vita, produrre cose diverse e a condizioni differenti; non limitandosi alla “riduzione degli impatti”, ma puntando al miglioramento delle condizioni di partenza; cosa che è particolarmente importante in territori compromessi o a rischio di degrado.

A fianco di queste considerazioni, che si sono consolidate anche sotto la spinta data negli ultimi 10-15 anni dal mondo delle economie solidali, in questi anni si sta assistendo ad una mutazione profonda sia delle dinamiche di trasformazione dei paesaggi, sia della percezione della loro rilevanza. Fra i molti fenomeni in atto che sono anche confliggenti tra loro, si citano le trasformazioni dei rapporti tra urbanizzato e spazi aperti, l'accelerazione della tendenza al consumo di suolo, la crescita di un'attenzione del pubblico sulla qualità dei paesaggi, la diffusione di forme fruitive inedite e un impulso crescente verso i temi dell'agrobiodiversità.

Nel contesto di questa correlazione tra qualità della produzione e qualità del territori, dell'ambiente e del paesaggio, la Convenzione Europea del Paesaggio (CEP) e il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) costituiscono due riferimenti normativi chiari e cogenti che richiedono di essere adeguatamente implementati nelle politiche dei diversi livelli istituzionali, a partire dalla stessa Regione. Il riferimento è sia agli strumenti di pianificazione strettamente intesi (es. PTCP, PGT, ecc.), sia il quadro più ampio delle politiche che incidono sul paesaggio, così come viene esplicitato dalla stessa Regione Lombardia nel suo Piano per il Paesaggio Lombardo.

In linea con l'impostazione della CEP, il tema del rapporto tra processi identitari (le culture locali, il riconoscimento dei valori territoriali, ecc.), struttura socioeconomica e forma del paesaggio deve diventare un tema maggiormente esplicito nelle politiche regionali. Questo va attuato individuando in ciascun territorio omogeneo le modalità specifiche attraverso le quali governare la connessione tra politiche per la ruralità e politiche per il paesaggio.

La ricerca di questa connessione risponde sia ad una indicazione normativa, sia alla considerazione più generale che non ogni tipo di agricoltura produce un paesaggio di qualità e che, addirittura, le mutazioni e la crisi dei sistemi economici connessi con le dinamiche di produzione e consumo di prodotti agricoli mettono in discussione la stessa sopravvivenza dell'agricoltura e, quindi, la sua capacità primaria di produrre paesaggio.

In una prospettiva strutturale è necessario identificare, promuovere e consolidare meccanismi di mercato che consentano lo sviluppo e la diffusione di filiere produttive agricole che privilegino prodotti e sistemi alimentari più sostenibili e che siano in grado di produrre effetti positivi anche in termini di agrobiodiversità e qualità paesaggistica.

Questa prospettiva trova già un supporto normativo anche in diverse normative su paesaggio, acque, territorio e difesa del suolo di cui questa Regione si è già autonomamente dotata.

Ciò che manca a livello regionale, e su cui ci impegniamo a lavorare è:

  • una più esplicita correlazione tra queste normative all'interno del corpus delle politiche regionali;
  • esplicitare la correlazione tra produzioni agricole di qualità e produzione di agrobiodiversità come forma specifica di politica attiva per il mantenimento e il potenziamento della biodiversità nelle aree protette; anche in attuazione delle convenzioni ONU e delle direttive UE in materia;
  • adottare questo approccio come forma costitutiva del “progetto di paesaggio e di territorio”, che non va pensato solo come politica per le aree protette, ma come approccio complessivo agli ecosistemi, di cui fanno parte anche gli insediamenti umani;
  • partire dalle basi di lavoro che si sono consolidate in anni recenti in tema di consumo di suolo e che hanno già visto una prima proposta di legge regionale sostenuta da Legambiente, per promuovere una più ampia riflessione e produzione normativa sul valore della terra. Il primo obiettivo di questa riflessione dovrà essere una revisione della L.R. 12/2005 sul governo del territorio per introdurre adeguatamente i temi del contrasto al consumo di suolo e delle compensazioni ambientali, per puntare però ad una più esplicita politica di miglioramento dell'ecosistema anche oltre le compensazioni.

La risposta su Expo 2015 è implicita sia in questi ultimi paragrafi sia, soprattutto, nelle risposte precedenti, in cui la promozione di un approccio olistico e sistemico all'agroecologia costituisce una chiave forte con cui la Lombardia potrebbe arrivare e “attraversare” Expo.

A fronte di ciò che ad oggi è stato fatto e non fatto circa i temi di Expo, per quanto abbiamo scritto condividiamo l'idea che una chance importante che la Lombardia ha per presentarsi al mondo è quella di mostrare il suo territorio come esempio di riconversione ecologica della agricoltura e in cui sia lo stesso territorio lombardo ad esporsi al mondo tramite progetti pilota innovativi e non solo attraverso i contenuti che verranno mostrati nel sito espositivo.

Questa sarà una delle migliori eredità che Expo potrà portare alla Lombardia: sia in termini di qualità territoriale e ambientale, sia per ciò che attiene l'avvio di forme di relazione e di economie sostenibili, sia per quanto riguarda la pratica e il consolidamento di competenze e di culture sostenibili e solidali.

Carcano: Stop al consumo di territorio, rete di piste ciclabili che colleghino i comuni, sviluppo del cicloturismo e dell’ospitalità diffusa, sviluppo ed evidenza maggiore dei già numerosi eventi che coinvolgono cascine, aziende agricole e agriturismi, tutela e ampliamento del Verde e dei terreni agricoli. Queste sono solo alcune delle proposte per creare un legame tra città e campagna senza snaturare né l’una né l’altra realtà, sfruttando il fenomeno del cicloturismo che nel nord Europa è molto diffuso; riteniamo che la Lombardia abbia un patrimonio culturale storico territoriale invidiabile e che tale patrimonio debba essere valorizzato e pubblicizzato (sappiamo che giace nei cassetti dell’assessorato regionale al Turismo una proposta di legge per l’istituzione di una nuova figura professionale: la Guida Ambientale Escursionistica che potrebbe portare interessanti riscontri anche in aree montane, figura diversa e complementare alle guide di media montagna e alle guide alpine).
E’ inoltre essenziale sviluppare un piano per riportare la sovranità alimentare e il sostentamento delle città e dei territori; i parchi, per lo sviluppo di questa idea, hanno un ruolo fondamentale perché devono ritornare ad essere quei luoghi dove si produce il cibo per gli abitanti di quei territori. Il piano dovrà essere sviluppato includendo tutte le istanze provenienti dalle città e dalle reti di consumatori del territorio. Anche in questo modo (rendendo remunerativo il lavoro agricolo e dell’ambiente) possiamo mantenere i Parchi e il verde anche nelle zone periurbane.
Siamo contrari al progetto Expo da sempre, il terreno agricolo va sempre preservato. La sfida che vogliamo lanciare è riportare l’EXPO, o meglio l’argomento che tratterà, sulla strada giusta, quella di “nutrire il pianeta” spingendo per coinvolgere e dare molta evidenza a tutte quelle pratiche di nuova economia rurale che si stanno sviluppando a macchia di leopardo in tutto il mondo. Vigileremo sul malaffare che potrà inserirsi in appalti e lavori (è già successo), spingeremo per ridimensionare alcuni dei progetti più faraonici, ma soprattutto pretenderemo che tutte le strutture rimanenti rimangano ad utilizzo PUBBLICO.

Infine, la prevenzione del dissesto idrogeologico è attività importante per la nostra Regione:
proponiamo, pertanto, che vengano destinate maggiori risorse alla formazione, all’aggiornamento e alla qualificazione professionale di tale attività e relative figure professionali. E’ un approccio culturale ed economico strategico, a cui bisogna abituare, educandola gradualmente, la comunità locale. Minori investimenti nelle infrastrutture (limitandone così il devastante consumo di suolo) genererebbero risorse finanziarie da destinare a questi scopi.

Albertini: Proporremo una nuova legge per la difesa del territorio che contenga il consumo di suolo pubblico, senza penalizzare le specifiche necessità legate all’agricoltura e alla mobilità. In questo senso è sempre più urgente una nuova politica di governo del territorio condivisa da tutti i comuni lombardi che, per esempio, per i nuovi insediamenti abitativi, privilegi le aree già servite da reti di trasporto, che distingua tra distretti ambientali e produttivi, che recuperi le aree dismesse e riqualifichi il patrimonio edilizio esistente. Daremo attuazione al concetto di edilizia a impatto zero, nel rispetto degli standard europei, secondo cui tutti gli edifici di nuova costruzione, pubblici o privati, dovranno essere ad altissima prestazione energetica. Ci occuperemo di tutelare e valorizzare i parchi regionali anche attraverso il coinvolgimento dei privati, di pianificare più verde anche in città intervenendo nei diversi Piani di Governo del Territorio. E in sinergia con Arpa promuoveremo un’attenta attività di controllo ambientale.

 

5. Finanza etica finanziamenti regionali

Occuparsi di finanza etica non può prescindere dalla necessaria e continua denuncia dell’attuale modello economico, orientato solo al profitto immediato e speculativo, a tutto danno dei paesi poveri e delle risorse del pianeta; in questo contesto la finanza mutualistica e solidale pensa che si debbano sostenere da un lato le campagne generali, come quella per l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie, quella contro le speculazioni sui prezzi dei beni alimentari, quella contro i processi di accaparramento di terre per usi non agricoli; dall’altro gli interventi specifici, come lo sviluppo di strumenti finanziari regionali a tutela dell’agricoltura familiare, del lavoro per i giovani e dei servizi sociali essenziali e la realizzazione di ‘fondi di solidarietà’ a supporto di nuove relazioni mutualistiche.

Domanda 5

Come pensate possa intervenire concretamente la Regione rispetto alle conseguenze nefaste del modello di sviluppo legato alla “crescita senza fine”? Ad es.: rispetto al decreto che prevede la vendita delle terre agricole demaniali; rispetto all'eliminazione dei finanziamenti regionali a copertura dei costi di certificazione concessi agli agricoltori che scelgono il metodo biologico; rispetto alla costruzione di infrastrutture che come le tangenziali esterne milanesi o i raccordi autostradali tipo BreBeMI o Pedemontana, non solo propongono l’inattuale modello della sola mobilità su gomma, ma, sottraendo terreni pregiati all’agricoltura, attentano al diritto delle comunità locali ad un cibo di qualità? Quali strumenti finanziari regionali pensate siano possibili per sostenere piuttosto i sistemi economici locali, e in particolare le imprese sociali che possono costruire lavoro per i giovani nei campi delle energie rinnovabili, della mobilità, della logistica e del turismo sostenibili, dell’agricoltura ecologica?

Ambrosoli: l tema dei finanziamenti non va disgiunto da quello dell’analisi e della programmazione delle politiche: in questo senso la ricerca di risorse finanziarie – siano esse “etiche” o tradizionali - va considerata come parte integrante dell’attività programmatoria e da quella di concertazione e partecipazione. Ciò in quanto la possibilità di proporre strumenti finanziari di una certa consistenza per progetti di filiera dipende dall’esistenza di politiche di un certo respiro e di un partenariato locale (e, eventualmente, sovralocale) in grado di garantire un'adeguata efficacia del finanziamento. E’ dalla combinazione di questi due fattori che deriva la possibilità di attivare risorse finanziarie significative e non limitate ad un semplice finanziamento per un’azione (es. la comunicazione relativa ad un prodotto/mercato locale; l’acquisto di una macchina per la distribuzione del latte; l’organizzazione di un evento; ecc.). La richiesta di finanziamenti specifici e limitati è, ovviamente, sempre positiva e utile in fase di start up, ma sempre non sufficiente a fare da volano ad una filiera autosostenibile. Inoltre il tema del finanziamento pubblico di azioni strutturali va sempre visto non soltanto come “partecipazione a bandi”, ma anche come una specifica attività di regia e di concertazione volta a indirizzare le politiche ordinarie (ad es. i fondi “propri” e i bilanci annuali di tutti gli attori pubblici e privati coinvolti) verso la direzione desiderata; senza i quali non c’è la possibilità di “autosostenere” nel tempo la filiera.

Entro questo quadro il tema dell'accesso alla terra è una componente importante da diversi punti di vista. L'intervento sulle modalità di uso delle terre demaniali è un primo elemento, cui si possono affiancare altre azioni per l'accesso al credito fondiario soprattutto per i giovani e i “nuovi agricoltori”: ad esempio fondi di rotazione, accordi con istituti bancari, ecc.. Ciò consentirebbe sia di ampliare la base sociale degli agricoltori, sia di contrastare l'abbandono delle terre che sta assumendo caratteristiche preoccupanti in diverse parti della Lombardia e che sta generando effetti negativi in ambiti anche molto diversi: dal dissesto idrogeologico all'occupazione di terre da parte della criminalità.

Proponiamo che l'accesso alla terra sia associato alle questioni relative agli strumenti finanziari attraverso la promozione di diverse possibili forme di credito diffuso: dalla creazione di una “borsa regionale” delle terre sul modello di altre analoghe esperienze europee, al sostegno all'azionariato fondiario popolare o all'emissione di appositi bond.

Si tratta di strumenti che possono essere anche integrati tra loro ma che richiedono un'adeguata progettazione insieme alle comunità locali e, più in generale, agli attori del territorio. Solo in questo modo si potrebbero costruire soluzioni finanziarie radicate all'interno in una prospettiva di sovranità che, per questo tipo di strumenti, è una condizione cruciale per l'efficacia dell'azione.

In questa ottica di “regia delle politiche” le politiche per la ruralità comprendono necessariamente anche un ruolo rilevante per le politiche energetiche. La già citata prospettiva “post picco del petrolio” e la lotta ai cambiamenti climatici costituiscono elementi cruciali dell'autosostenibilità dei sistemi produttivi.

In questo senso ci impegniamo ad indirizzare l'azione regionale verso la lotta alla competizione tra coltivazioni food e coltivazione non food; a facilitare la ricerca applicata e la sperimentazione di forme di produzione di energia da scarti agricoli e derivanti dalla manutenzione dell'ambiente, così come ogni forma di produzione energetica da fonte rinnovabile e locale che possa essere utilmente integrata all'attività agricola (es. pompe di calore, microelolico, solare termico e fotovoltaico, ecc.).

Analogamente il contrasto al fenomeno crescente e colpevolmente sregolato della diffusione di impianti di produzione energetica a biomassa deve trovare una pianificazione adeguata di concerto con le Provincie che ne hanno una co-titolarità dal punto di vista istituzionale che ci impegniamo a promuovere. In questa prospettiva ci impegnamo a giocare conseguentemente il ruolo programmatorio della Regione per contrastare questo fenomeno crescente di sconnessione preoccupante tra impianti a biomassa e reale disponibilità di materia prima.

Per quanto riguarda la radicale correzione delle recenti scelte regionali in materia di eliminazione delle coperture finanziarie dei costi per le certificazioni bio la risposta è già parzialmente implicita nella risposta n°3 per quanto riguarda la tempistica della programmazione 2014-2020.

E' chiaro che una decisa marcia indietro rispetto a queste passate decisioni va fatta e, nell'ottica di una scelta agroecologica, pensiamo che sia necessario anche promuovere interventi regionali sia diretti sia indiretti a sostegno della produzione della riproduzione delle sementi biologiche, in quanto un problema rilevante per gli agricoltori bio è quello dell'accesso a sementi appropriate e biodiverse a condizioni organizzative adeguate e a prezzi accessibili.

Si tratta di una questione importante anche dal punto di vista della promozione di nuova occupazione – soprattutto giovanile - e dello stimolo alla ricerca scientifica; che consentirebbe di valorizzare le potenzialità del biologico lombardo in una chiave decisamente più innovativa e sostenibile di quanto non accade ora. In questo senso l'avvio di un nuovo protagonismo regionale su tavoli nazionali e internazionali e in accordo con i mondi sociali ed economici più attivi in questi ambiti costituisce per noi il complemento più adeguato all'azione regionale diretta, sul campo, e costituisce un'ulteriore carta di entrata innovativa nei confronti del mondo, attraverso Expo.

Carcano: Su questi aspetti la Regione può fare moltissimo: gli agricoltori bio non possono e non devono essere discriminati né strozzati da ulteriori costi. Le “bretelle inutili” come quelle citate, ma anche la Broni-Mortara vanno fermate ad ogni costo in quanto sottraggono terreno agricolo. Sarà nostra cura valutare ogni singola infrastruttura lombarda, comprendere quale di queste si potrà fermare: spesso, infatti, è più conveniente pagare le multe per l’interruzione che proseguire i lavori (questo perché nelle valutazioni va inserito il danno ambientale causato dal prosieguo dei lavori, danno che invece le attuali istituzioni non considerano nei loro calcoli).
Riteniamo che in passato, il sostegno finanziario all’economia abbia portato a risultati dubbi, siamo convinti che vadano pensate nuove forme di sostegno o nuove modalità di finanziamento che sostengano lo sviluppo di alcune colture (sementi antiche, prodotti tipici locali) e alcune tipologie di produttori (piccoli e locali). Strumenti come, ad esempio, sgravi fiscali, facilitazioni burocratiche e di accertamenti sanitari, l’eliminazione di costi inutili (come quello della certificazione, il cui procedimento andrebbe rivisto, e del registro, come già detto sopra).

Albertini: Premesso che reputo l’agricoltura un fattore di assoluto rilievo non solo per l’economia lombarda ma anche per quella tradizione agricola, che è un tratto distintivo della nostra regione. A tal punto che ho dedicato il primo capitolo del mio programma proprio a questa realtà, definendo delle politiche agricole che garantiscano minori costi per le imprese, nuovi finanziamenti all’agricoltura, una maggiore promozione della qualità dei prodotti, una nuova legge a tutela del territorio che valorizzi il valore fondiario e riduca il consumo di suolo pubblico. Credo, al tempo stesso, che non sia possibile trascurare le infrastrutture, strategiche sia per garantire la competitività del sistema territoriale e sia per assicurare la mobilità dei cittadini e accrescere il valore dei territori. Ecco perché completeremo quelle opere, i cui lavori sono già cominciati, avviando al contempo una nuova stagione di potenziamento della mobilità in un’ottica di crescita razionale e di confronto con il territorio, senza trascurare il trasporto ferroviario. Per quanto riguarda le imprese, posso dire con assoluta certezza che il sostegno al lavoro e all’occupazione sarà a tutto campo. In un quadro nazionale che impone la riduzione dei costi di tutto il sistema della pubblica amministrazione, le risorse già previste per il terzo settore non devono e non possono essere oggetto di revisione al ribasso. Al contrario affiancheremo le imprese locali con fondi regionali e tassi agevolati; favoriremo l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro rimodulando la normativa relativa agli stage, detassando il periodo di formazione, riducendo l’Irap alle imprese che assumono giovani. E contribuiremo a valorizzare sempre di più quel patrimonio imprenditoriale legato al settore della ricerca e dell’innovazione attraverso l’utilizzo dei fondi europei, la messa a punto di programmi e bandi dedicati, il coinvolgimento delle Università, degli istituti di ricerca e del no-profit.

Ambrosoli:

Nota aggiuntiva sulla gestione, il monitoraggio e il controllo di quanto espresso nelle risposte precedenti.

Per tutto quanto esposto sopra e per la stessa “natura civica” della cultura istituzionale di cui la nostra lista è portatrice, riteniamo che l'attuazione e il controllo di tutto quanto espresso nelle pagine precedenti nasca dalle stesse fasi istruttorie delle politiche che intendiamo portare avanti.

Per noi la partecipazione quanto più aperta possibile fino dalle prime fasi di costruzione di una politica è la modalità migliore:

  • per comprendere adeguatamente i problemi che si devono affrontare, per evitare che la soluzione venga prima di questa comprensione: un rischio particolarmente presente quando si opera con istituzioni molto consolidate dal punto di vista degli indirizzi generali e delle prassi operative (problem setting)
  • costruire le condizioni per la sua attuazione: ciò è soprattutto vero quando i problemi che sidevono trattare sono di natura complessa e non settoriale e non possono essere in alcun modo portati avanti da un solo attorie, per quanto rilevante.

Per questo ci impegniamo a promuovere quanto più possibile diverse forme di partecipazione interpretando il ruolo dell'istituzione come garante di uno “spazio pubblico allargato” nel quale dare spazio alle diverse componenti della società.

Questo ci pare un fondamento per un nuovo Patto Civico lombardo, entro cui articolare tutte le possibili forme di monitoraggio e controllo dell'azione regionale.

 

Le risposte alle domande di Res Lombardia da parte di Andrea Di Stefano, uno dei tre candidati alle primarie del centro sinistra, le trovate al link:

http://des.desbri.org/news/domande-della-res-lombarda-ai-candidati-delle-primarie-del-centro-sinistra

 

Il video dell'incontro con Silvana Carcano e il Movimento 5 Stelle: